giovedì 30 ottobre 2008

racconto...

Oggi mi è capitato tra le mani un racconto che avevo scritto per il sito Moto-Guzzi.it a seguito della mia visita allo stabilimento Guzzi a Mandello del Lario e mi son detto "perchè non pubblicarlo sul blog?"..detto fatto, eccovelo riportato di seguito...

28/03/2007, oggi è in programma la visita alla "Mecca" di un Guzzista che si rispetti, al posto che un appassionato del Marchio dovrebbe visitare almeno una volta nella vita: il museo della casa dell'Aquila.
Ore 7:45, la sveglia suona come tutti i mercoledì mattina e come al solito pipì, doccia e colazione, pronti per poter essere in ufficio per le ottoemmezza. In studio la mattinata vola via stanca, sinceramente la voglia di lavorare non mi uccide, anche perchè la mente mi corre spesso al "dopo", al pomeriggio...grazie a Dio arrivano le 12:30 e tempo mezz'ora Carlo passerà a prendermi, in moda da poter essere in quel di Mandello con un buon margine d'anticipo rispetto agli orari del museo e poterci concedere una sana magnata prima di immergerci nella storia.
Le tredici zero-zero e partiamo spaccati come degli orologi svizzeri, optando per la via Como-Erba-Lecco anziché per l'Autostrada; strada facendo il tempo sembra anticipare le nostre mosse, tanto che il sole che prima intiepidiva piacevolmente l'aria lascia pian piano spazio a dei nuvoloni scuri che promettono pioggia e poco altro..."Bhe, evidentemente le visite a Mandello e il sole non vanno esattamente d'accordo" penso...come se non bastasse all'acqua che comincia a punteggiare il parabreza fa da degno compare un traffico buono per la migliore ora di punta, un traffico pigro, carico di camion e di "impediti", che trovano un'alleata formidabile in una viabilità ricca di rotatorie (nuove o addirittura in via di costruzione) e di semafori.
Così, tra la pioggia più o meno incessante e code più o meno scorrevoli ci avviciniamo più all' "ora X" (le 15:00 apertura del museo) che a Mandello, complice anche uno svarione del sottoscritto nelle vesti di navigatore (fuori dalla SS prendere per Lecco centro!)...insomma, tempo di rimetterci sulla "retta via" grazie alla buon'anima di un postino e le tre sono già belle che passate da una decina di minuti, quando la sorte decide di mandarci un segno benevolo facendo spuntare dei raggi di sole dal cielo grigio e mostrandoci, sulla destra, il cartello di ingresso del paese che fu Mandello Tonzanico...ok, ormai ci siamo, ora manca davvero poco...e infatti alcune curve, un paio di gallerie e sulla sinistra, lungo il lago, la sede della "canottieri Moto Guzzi" ti fa capire che ormai ci sei per davvero, che sei già dentro ad una gloriosa storia di cui forse non sei neanche troppo degno, ma non ho neanche il tempo di pensarci troppo a queste cose, perchè oltre la grande rotatoria (l'ennesima) spicca la grande tabella rossa, con l'Aquila dorata e la scritta "STABILIMENTO" mi dà la conferma che siamo praticamente arrivati...curva sotto il ponte della ferrovia e sulla destra la vedi lì, con quei muri di quel giallo inconfondibilmente giallo, per chi l'ha vista e immaginata mille volte in foto, quei muri che portano ancora le "ferite" dovute allo sfregio di poche settimane prima, per mano di una banda di sedicenti brigatisti, quei muri che, lo sai, racchiudono un sapere, una storia, un'aria che non vedi l'ora di poter fare un po' tua.
Attraversata la strada varchiamo il grande portone rosso recante l'insegna dorata e ci infiliamo tra i capannoni dell'officina e gli uffici (credo), e già l'essere lì dentro per me è un'emozione indimenticabile: sono a casa della mia moto...una ventina di metri e sulla sinistra la porta incorniciata di rosso e la scritta "MUSEO MOTO GUZZI" ci invita ad entrare...oltre la porta a vetri ci accoglie un V11 coppa Italia in veste pistaiola, un gran bel vedere ma, proseguendo a destra si spalanca la porta del tempo e si torna indietro di 85 anni....racchiusa in una teca di vetro, su una bandiera rossa con le insegne di casa, fà da padrona di casa l'avvenieristica (per i suoi tempi, chiaramente) G.P. 500, che personalmente immaginavo decisamente più piccolina; oltre il piccolo atrio dedicato a lei inizia il primo dei corridoi nei quali cammini circondato da vallette di prim'ordine, di quelle che rubano la scena al conduttore...Normale, Norge, C2V e C4V (anche da corsa), il poderoso Condor (160 Km/h con 28 cv nel '38...), l'avvenieristico 250 compressore, la Tre cilindri (altra bella belva) e il fantastico Dondolino (ammetto di aver perso la testa per questo gioiello...); fine della prima "camminata della gloria", ma prima di uscire c'è spazio per quattro motori che fanno bella mostra di sè tra cui lo studio del 250 compressore ed un 500 bicilindrico a "L" raffreddato ad acqua (del '37!) che rimanda decisamente a quello utilizzato poi dalle Ducati.
Salendo le scale si sbuca in una stanza illuminata dai finestroni del capannone che riproduce lo studio in cui lavoravanzo i fondatori (un'atmosfera molto suggestiva) ed all'interno della quale troneggia la statua del "mito" Tenni, pilota che ha contribuito a dare fasto alla Guzzi negli anni delle competizioni, oltre a vari "cimeli" come l'originale della lettera con cui Emanuele Parodi dà al figlio Giorgio il benestare per il capitale iniziale della fabbrica e lo spaccato di un motore monocilindrico.
La seconda passeggiata d'onore si apre con il Gambalunghino ed il Gambalunga, accompagnati da altri mostri sacri delle corse come il Due cilindri, la 350 campione del mondo nel '55, la complessissima 2 cilindri 500, e le due carenate 350 e 500 monocilindriche a cui fanno da degne spalle i modelli della produzione di serie come l'Airone, il Falcone, la Lodola, il Galletto, l'intramontabile "Guzzino",lo Zigolo ed il primo Stornello 125, più svariati prototipi come il simpatico Tre ruote.
Varcata la porta si è accolti da una specie di "Dune buggy" blu a tre ruote, ovviamente bicilindrica, e poi inizia la parentesi "militare" con il SuperAlce, Falcone e Nuovo Falcone, V65 Polizia Municipale ed il bluissimo T5 dell'Arma (fotografato apposta per il buon Diego...).
La parentesi delle moto e motorini '70-80 quasi passa inosservata (non foss'altro per la sorella gemella del mio Stornello, x il V1000 idroconvert, e la fantastica Daytona Dr. John) perchè non vedo l'ora di scendere di nuovo dabasso, dove immagino ci siano le moto che adoro (V7 special, LeMans 1) ma soprattutto LEI...la regina del motociclismo mondiale, colei che è destinata a rimanere un esemplare unico nella storia delle due ruote...la mitica V8, la otto cilindri 500 amata da Bill Lomas.
Lo stanzone al piano inferiore accoglie diverse macchine da record nonché il "mulo meccanico" degli Alpini, ma lo sguardo non può far altro che puntare deciso su di LEI, vestita con quel suo bel vestito bombato verde e alluminio, con quel numero 1 impresso nell'ovale bianco, con quel suo motorone che fa bella mostra anche lui lì davanzti, sulla passerella d'onore rialzata...sarà la deformazione professionale ma mi perdo nell'osservare la tavola ideata dal genio di Giulio Cesare Carcano, disegnata e sottoscritta da Umberto Todero, come se guardandola potessi carpire qualche segreto...ah, già...verso l'uscita ci sono anche loro, quasi mi dimenticavo...sulla destra il V7 special fa il suo figurone, mentre di fronte a lui si dividono la scena la LeMans, il Cali 1 (visto Enzo?) ed un paio di esemplari da pista.Sul muro, per la serie "non facciamoci mancare niente" sta appeso pure un bicilindrico a V (ma va?) ad uso aeronautico...Purtroppo l'uscita del tempio è davvero vicina, ma c'è ancora il tempo di ammirare il V11 Tenni, il Cali titanium e la Nevadina, dopo di che il V11 coppa Italia ti conferma che la macchina del tempo ti ha riportato alla vita reale e che domani tornerai a lavorare, anche se con un umore diverso.
Uscendo butto un occhio in officina dove due meccanici "spanati" stanno armeggiando su una Norge fiammante ed il suono del suo bicilindrico mi culla i timpani per qualche secondo prima che lo sguardo mi venga catturato da un telo verde che copre una misteriosa due ruote carenata...Nel frattempo Carlo si è informato per la galleria del vento, che purtroppo non si può visitare per un qualche motivo che non ho ben capito e quindi non ci resta che tornare alla macchina dove ci attende una piacevole sorpresa prima di poter andare finalmente a riempirci lo stomaco (che all'alba delle cinque comincia a reclamare)...sul tetto della Fusion c'è il cellulare di Carlo, che gli era caduto di tasca un'ora e mezza prima e che qualche gentiluomo aveva pensato bene di posare lì, anzichè portarselo via...magie dell'aria Guzzista...
Un enorme ringraziamento va a Carlo, splendido ed insostituibile cicerone in questa avventura, colui che oltre a rimettere a nuovo il mio Stornello mi ha insegnato qualcosa in materia di meccanica, nonché di storia del nostro adorato Marchio e che ha avuto l'onore e la fortuna di conoscere personalmente un genio come Carcano ed un pilota (forse poco conosciuto) come Pasolini...con la speranza di non avervi tediato troppo...

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